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Mario Sironi

 

“ Paesaggio urbano con camion “ , 1920-21

 

Si è soli davanti alla società e molto spesso non si comprende come sia possibile vedere dietro ad un blocco di cemento, accanto ad un palazzo o nel fumo di una ciminiera un velo di poesia o di arte. Il Futurismo ci ha insegnato a vedere nella metropoli uno sbocco naturale per l’uomo e una strada obbligata per il progresso , un percorso costretto e inevitabile .

Mario Sironi ( 1885 –1961 ) era un sardo , uomo concreto e di poche parole , malinconico e pensatore molto attaccato alle sue tradizioni e capace di affrontare il progresso a mani nude, come i contadini della sua terra .

Figlio di un ingegnere, subisce l’influsso del padre e viene avviato alla stessa carriera paterna ma ben presto si rende conto che la sua vocazione è un ‘altra. Conosce a Roma Giacomo Balla e ne frequenta il suo studio , successivamente incontra il Futurismo con Severini e Boccioni e grazie a loro comincia ad osservare la città e le sue brutture .

“ Paesaggio urbano con camion “ è lo specchio di un malessere, di un esigenza di documentare e di far capire, un’opera che risente della vita e delle esperienze del pittore .

Sironi deve aver pensato che la sua terra era lontana e la realtà di Milano era triste e buia,  precaria in qualche modo perché mutevole come i sentimenti degli uomini .

Un camion nero in primo piano colpisce il nostro sguardo , i lavoratori sono assenti come se non contassero ed una ciminiera sullo sfondo con un fumo denso e cavernoso ci comunica che l’ora del lavoro è già scoccata. Il sole è lontano solo accennato ed opaco , l’aria è pesante e l’atmosfera è davvero strana , come se si stesse aspettando qualcosa .

Nei quadri di Sironi si capta una malinconia , una solitudine ed un desiderio di fotografare la vita della città, quella vera ,quella che lavora e suda per portare il pane quotidiano a casa .

 

 

“ Periferia “ , 1922

 

Il Futurismo incontrato da Mario Sironi nel 1914 continua ad influenzare le sue tele, sempre più cupe e però attraenti nella loro strana precarietà.   In “ Periferia “ tutta l’atmosfera è accattivante ma nella sua normalità banale e quasi scontata .

 Un binario porta il nostro sguardo verso l’infinito e verso una strada che ancora noi non conosciamo , un camion ed un tram portano presumibilmente dei lavoratori sul luogo del lavoro. La curiosità tipica dello spettatore mi porta ad osservare i binari del tram che sembrano crearsi magicamente davanti al mezzo in corsa , come se la strada fosse ancora tutta da costruire .

 Gli edifici come al solito sono squadrati e in fondo normali , privi di colore e piatti nella loro composizione architettonica .

 Ma sarebbe sbagliato vedere Mario Sironi come un semplice seguace del mondo del futurismo , perché è stato anche metafisico grazie agli insegnamenti del celebre de Chirico .

 

“ L’allieva “ , 1924

Negli anni venti infatti la vena di Sironi lo porta a considerare il non considerato, l’indefinibile, il metafisico insomma .

“ L’allieva “ è un capolavoro , emblematico e alquanto insoddisfatto , non solo nello sguardo a tratti picassiano della donna , ma anche nel contorno artistico ma pieno di solitudine. Le mani conserte , lo sguardo incerto e pensieroso, la donna sembra uscita da una storia d’amore ma il titolo del quadro ci indica che la ragazza sta apprendendo , sta imparando, anche a vivere . Una squadra sul tavolo , forse per segnare le linee nuove della sua vita, un vaso ed una scultura classica che ci riporta a tempi andati , tanto cari al mondo delle opere di de Chirico e sull’estrema sinistra della donna una piramide, simbolo di vita e di morte .

 Ogni elemento in quest’opera è importante e va interpretato secondo le nostre conoscenze .

 Nostalgia, solitudine e malinconia , tratti tipici di Sironi , sardo che non dimentica e che cerca sprazzi di storia nella vita di tutti i giorni .

 Sironi partecipa anche alle Biennali del 1928, del 1930 e del 1932; in questi anni comincia a interessarsi anche di scenografia e di architettura; organizza la V Triennale di Milano (1933), in occasione della quale dà vita ad una delle manifestazioni più alte della plastica italiana in un ciclo di affreschi dove figurano composizioni di De Chirico e Severini, ed egli stesso realizza, oltre a bassorilievi in terracotta di notevole valore, una delle sue più importanti pitture murali celebrative sul tema del lavoro.

Con la collaborazione di architetti dell’ala razionalista, diviene uno dei maggiori protagonisti del tentativo di formulare una nuova estetica, animato da un principio di volontà e ordine rispecchiante il suo orientamento psicologico .

Nel dicembre 1933 Sironi pubblica il "Manifesto della pittura murale" e nel 1935 esegue l’affresco 'L’Italia fra le arti e le scienze' destinato all’Aula Magna della Nuova Università di Roma, ideata da Piacentini (1935).
Opera anche come progettista di padiglioni industriali (quello Fiat per la Fiera di Milano) e come scenografo teatrale.

 Negli ultimi anni della sua vita torna alla pittura da cavalletto, ma ormai è una strana rimembranza di un ‘epoca che non tornerà più .

 

 


 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 31-08-08.