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Christian Schad

  

“ Deux Filles “ , 1928

 

La provocazione può diventare intellettuale se ben rifinita e studiata , anche una vagina può essere arte non solo quindi mero strumento sessuale .

 In “ Deux Filles “ Schad ci mostra la bellezza del corpo femminile e la sua arte nel tentare la coscienza umana, con ragionamenti animaleschi e primitivi .

 La masturbazione diventa oggetto di venerazione , di studio se vogliamo ma non azione banale o scontata perché, lo sappiamo bene, ricercata dalle donne e dagli uomini che ne fanno uso .

 Uno sguardo perso nel vuoto ma cosciente dell’azione, del movimento che provoca piacere, la compagna di esperienze guarda l’amica nell’atto del godimento .

 Christian cerca strade proibite ma che provocano desiderio e godimento .

 Lui tedesco di Miesbach ( Baviera ) , nato il 21 agosto del 1894, che vide la prima e la seconda guerra mondiale analizza non solo i tedeschi ma l’umanità stessa .

 Sempre al  limite, se non apertamente scandaloso, Schad non si preoccupa di cosa disegna ma di farci comprendere perché lo ha fatto , il motivo per cui ha voluto vedere il piacere sui nostri volti .

 Studia all’Accademia d’arte di Monaco di Baviera è ben presto si avvicina hai gruppi Dada e d’avanguardia .

La fusione con lo stile nuovo del novecento avverrà quando costretto a scappare per evitare il servizio militare si rifugia in Svizzera, Zurigo per essere precisi, dove nasce il movimento Dadaista.

 

“ Nudo a mezzo busto “ , 1929

 

 Influenze stilistiche ma non sostanziali perché il pittore tedesco è sicuro della sua arte e del suo pennello , mai in errore o superfluo .

 Lo stile si affina anche grazie ai suoi viaggi compiuti dopo il primo conflitto mondiale a Roma e Napoli, per poi trasferirsi a Vienna .

 “ Nudo a mezzo busto “ è la continuazione d’azione di intenti del pittore che sembra volerci mostrare la donna dopo l’atto sessuale .

 Occhi stanchi ma goduti con una vena quasi “ fumosa “ nelle pupille , capelli leggermente fuori posto , seni con capezzoli ben presenti e un accento di pelo sotto le due ascelle che intrigano l’occhio dell’osservatore .

Le donne di Schad sono femminili, sensuali e tenaci, molto snob e alle volte timide nonostante la loro voglia, la loro esigenza di provocare.   La collana della donna è fine, di classe sembra che arrivi direttamente dai quadri di Tamara de Lempicka o dalle illustrazioni femminili dell’Art Nouveau .  Tutto è sensuale, molto erotico e non banale .

 Ma sulla sua pittura incombe il nazismo, Berlino viene sconvolta da Hitler e la sua permanenza nella capitale tedesca viene meno .

 Si avvicina al simbolismo e al realismo magico ma ormai tutto ciò non conta più : Schad si ritira dalla vita pubblica , stanco e sfiduciato .  Si dedicherà a ritratti e ad opere su commissione .

 

“ Marcella “ , 1930

 

Un talento forse sprecato ma che ci regala opere uniche come per esempio “ Marcella “ , fine donna di città che coccola un bellissimo gatto nero con occhi attenti .

 La solitudine in cui si chiude Schad lo aiuterà anche a creare nella sua Baviera lavori di eccelso livello, ma purtroppo le donne non erano più quelle di una volta .

 Il feeling era scomparso , la società non era più quelle di prima , le sue ragazze erano mutare l la guerra ed il nazismo avevano spazzato via tutto .

“ Marcella “ non appariva più bella come un tempo, anche se il suo abito violetto faceva risaltare le sue giovani forme .

Rimaneva solo più il gatto nero portatore, si sa, secondo strane credenze di sfortuna e morte .

 Rimarrà solo fino alla morte Schad , spegnendosi il 25 febbraio del 1982 a Keilberg , piccolo paesino della sua amata Baviera .

 


 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 31-08-08.