Strudel Rags        Savinio

   PITTURA E SCULTURA

                       vALHALLA

                                                                                            Alberto Savinio

 

“ Autoritratto “, 1936

 

Uomo austero, ottocentesco, con un pollice che filtra attraverso il panciotto, un mano che sfiora delicatamente i vestiti ed uno sguardo da “gufo”, con occhi ben aperti e curiosi sul mondo.

 Così Alberto si descrive ai suoi osservatori, che vedono probabilmente in lui un uomo vecchio stampo.

 Proprio così vuole essere visto il celebre fratello di de Chirico, nato anche lui in Grecia ad Atene, il 25 agosto 1891.

 Andrea de Chirico in arte Alberto Savinio, fonde nelle sue opere colte citazioni classiche, romantiche e neoclassiche con uno spirito libero ed inquieto, che lo porta ad immaginarsi le persone come animali e a ritrarli secondo i casi.

 Il gufo del suo “Autoritratto“ per esempio è l’emblema, secondo il pittore, del “ pensiero “ e del mondo delle idee, del ragionamento.

 Non vi è da stupirsi, in quanto l’artista in questione è un fine conoscitore della cultura ellenistica e della filosofia, della ragione dunque.

 Vittorini scrisse nel 1933 “ In chi fantasticava del Minotauro, o immaginava Giove sotto forma di toro o di cigno, e in Savinio che vede i suoi personaggi con teste di struzzo, di anitre, di caproni e di giraffe, il gusto suscitatore è lo stesso.Gusto per il quale la deformazione avviene come simbolo di trasfigurazione “.

 Nonostante ciò gli intellettuali italiani si accorsero troppo tardi del fascino e della classe di Savinio che era sicuramente svantaggiato dall’aver sopra “la testa“ la mole del fratello Giorgio, maestro del movimento Metafisico.

 I due fratelli rimarranno per sempre legati, come da un cordone ombelicale anche se svilupperanno stili diversi immersi però sempre in una coltre metafisica difficile da spezzare.

 

“ Il sogno di Achille “, 1929

 

Dopo gli studi ateniesi Alberto si fa contagiare dallo spirito della musica, coltivando la passione per il pianoforte e interessandosi di vari ambiti letterari.  Ma sono le note ora il pennello di Savinio che compone opere e in Germania, a Monaco di Baviera diventa un celebre compositore.

 Ma la filosofia, la letteratura, l’arte non gli sono estranei, li frequenta con assiduità anche se in segreto come se non volesse farlo sapere a nessuno.

 La sua cultura vasta e raffinata lo porta a Parigi, dove la sua famiglia si era trasferita nel 1911.

 Nell’ambiente parigino conosce intellettuali e uomini di cultura quali Breton,Picasso,Cocteau e Apollineare. Con quest’ultimo collaborerà alla creazione e allo sviluppo della rivista “Les Soirees de Paris“, ma nel frattempo non abbandona continuando a creare opere e composizioni musicali.

 Il mondo classico penetra sempre di più nelle sue fibre, le avanguardie lo incuriosiscono e lo arricchiscono culturalmente.

 Lo si vede bene in “Il sogno di Achille“, un‘opera pregevole e soave nella sua creazione.

 L’eroe greco sogna, si riposa, probabilmente intravede la figura del suo amico Patroclo, ormai morto, le armi sono riposte a terra, non è ancora il momento di combattere. I piedi sono enormi per ricordare la sua fama  “il pelide Achille” , tutto tace, vi è una pace innaturale, il mare è leggermente mosso, qualcosa si sta preparando. Intelletto e immaginazione si fondono in un quadro davvero toccante. Stupendo è vedere l’eroe che si sorregge alle due palme, come se non riuscisse a sostenere lo scontro con il mondo onirico, come se avesse paura di sognare, di vedere una “realtà” dove le armi non servono per vincere.

 Ma purtroppo la battaglia infuria per Savinio che nel 1915 è costretto a ritornare in Italia causa lo scoppio della guerra, si arruoleranno entrambi i fratelli.

 

 

“I genitori“,1931

 

Ma la fortuna vuole che i due arrivino a Ferrara, città che ospita uomini come i pittori De Pisis, Carrà, artisti eclettici come Tzara ( mondo dadaista ) e letterati come Soffici e Papini.  La Metafisica si sviluppa ed esplode in tutta la sua complessità di pensiero e di emozioni.

 Savinio nel frattempo è sempre più eclettico e tra il 1918 ed il 1922 scrive sulla rivista “Valori Plastici”,si interessa nuovamente di musica e per completare il felice momento, si sposa con l’attrice teatrale Maria Morino. Nel 1927 si trasferisce a Parigi, l’aria della capitale francese è per lui necessaria.

 L’ambiente familiare ormai costituito lo porta indietro nel tempo, alla sua famiglia, alle sue origini, lo vediamo nell’opera “I genitori”, dove una madre uccello ( quindi dedita ai piccoli e al nido ) ed un padre cervo ( quindi attento e premuroso ) si mettono in posa per un ritratto intimo.

 La pace però sembra turbata da una serie di fulmini che colpiscono una casa, che magione sarà?.

 La domanda rimane aperta ed ognuno di noi può sbizzarrirsi nel dare la propria risposta.

 Nel 1933 il pittore torna in Italia, dove trova un ambiente freddo e lontano dalle sue aspettative, pochi intellettuali e critici ( fra cui il già citato Vittorini ) si accorgono di lui.

 Il colore che prima era stato vivace e allegro, diventa improvvisamente cupo e con accenti inquietanti ( si vedano i fulmini ) ed i suoi scritti sempre più polemici, sono quasi al limite dell’esistenzialismo.

 Tra il 1945 ed il 1950 l’artista ritorna al mondo della musica, collaborando anche con prestigiosi teatri quali la Scala di Milano e con il Maggio musicale fiorentino.

 Alberto Savinio muore a Roma il 5 maggio del 1952, poco riconosciuto e tanto rimpianto.

 


 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 31-08-08.