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William Hogarth William Hogarth , “ Scena in casa Gaming “ , 1732- 1734
“ Amo te, Hogarth, il tuo spirito / e la malizia della tua arte ./ Sol che insieme li mettessimo / Dalle nostre forze unite / Ogni mostro avrebbe via : / Tu puoi render col bulino / Questo matto mondo assassino / Crea i bestioni che io descrivo / Plasma i volti presi in giro : / Puoi attenerti alla natura / Senza ombra di caricatura “ .Così parlava lo scrittore Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver, a proposito del pittore inglese William Hogarth, grande spettatore ed osservatore della realtà londinese a metà ‘700 . Il suo pennello era chiaro e limpido, senza truffe o inganni realizzava e riportava sulla tela la cruda verità di una società borghese priva di moralismi e di buon senso. Hogarth pensava che l’arte non dovesse ispirare i pittori , ma che invece dovesse nascere dalla realtà , dal mondo circostante e dall’osservazione delle azioni umane . Insomma, un tratto alle volte chirurgico e spesso disinibito, cinico, per una Londra reale . Siamo nel periodo del Neoclassicismo, tutto si ispira al mondo greco e romano, la bellezza è al suo massimo livello, la ricerca del bello è un dovere morale. Ma William se ne frega e ricerca invece nella mente e nelle azioni umane un barlume per la sua arte spietata, ma ai più gradita .
Un pennello cinico William Hogarth , “ Il risveglio “ , 1733
Hogarth era nato a Londra nel 1697 e quindi già da giovane aveva assorbito l’aria , i profumi e le illusioni della grande metropoli europea , piena di fascino per gli stranieri, ma pericolosa e a tratti insidiosa per il suo lato oscuro e maledetto. Il pittore londinese è affascinato dalla vita, dai movimenti delle persone e dalla bellezza sordida e peccaminosa della borghesia, rea ai suoi occhi di mancare di tatto e di rispetto . I suoi quadri sono ricchi di riferimenti e di spunti storici, pregni di particolari e attraenti da un punto di vista estetico, nonché grotteschi ed umoristici . Nella sua opera “ Il risveglio “ , Hogarth ci mostra il primo passo mattutino di un giovane ricco della società bene inglese. Questo è la prima opera di un ciclo che si chiamerà “ Carriera di un libertino “ ed impegnerà il pittore dal 1733 al 1735 . Il nobile è intento a farsi rivestire dalla testa ai piedi da uno stilista di fama , con tessuti preziosi , broccati unici e pizzi di pregiata fattura . Intorno a lui vi è un mondo di facce, di uomini e di comportamenti . Il musicista alla destra del ricco signore, con un’aria un po’ effeminata sta per eseguire una sua opera, alla sinistra invece un uomo di fiducia del signore riceve degli ordini, ciò ci fa supporre che il ragazzo sia un uomo importante e di peso . Notiamo ancora il fantino , seduto quasi ai piedi del giovane. In lontananza sulla nostra sinistra si vedono due uomini che discutono di scherma e di fioretto , gente di alta classe, senza dubbio .Tutto ci induce a pensare che siamo in casa di un uomo potente e di grande ricchezza . Il risveglio del giovane ricco è pigro, indolente e all’insegna dello spreco .
William Hogarth , “ La taverna “ , 1735
William non fa sconti , descrive il tutto con raffinatezza e senza tralasciare nulla , caratteristica che lo avvicina ai grandi artisti fiamminghi. Ma la giornata del giovane deve continuare, sempre con sfarzo e dissolutezza. Ed allora la Taverna è il luogo giusto per passare delle serate in compagnia e per divertirsi . A questo luogo è dedicata una delle migliori tele dell’artista londinese , che continua così il ciclo del “ Libertino “ . Siamo nel 1735 , ormai Hogarth è un pittore celebre e fonda l’Accademia di St. Martin’s Lane , un luogo di ritrovo, dibattito e studio . Nel frattempo la sua carriera da ritrattista prende piede e viene notevolmente apprezzata negli ambienti importanti di Londra . Ritratti che ben si fondono con l’opera seconda del libertino. Possiamo notare l’uomo attorniato da splendide fanciulle, che lo adulano e lo coccolano, intorno nel frattempo vi è la festa vera e propria .Il giovane ha i piedi su tavolo come in molte opere d’interni della tradizione fiamminga a cui Hogarth si richiama spesso per le sue descrizioni di saloni e case nobili. La taverna è un luogo anarchico, privo di ogni pudore ed infestato da uomini di bassa levatura morale, lo si capisce bene da alcuni particolari . Il giovane volge lo spalle a uno specchio rotto come se non volesse guardare la propria espressione, simbolo di una figura che ormai ha paura di vedervi riflesso il suo stesso sguardo accusatore. I volti delle persone nei ritratti della sala sono bruciati come se il loro aspetto non contasse più nulla . Tutto è in balia della festa e della perdizione, Hogarth ci porta per mano negli abissi della borghesia londinese . Come finirà il nostro caro libertino ? Non ve lo voglio svelare del tutto, ma vi posso solo dire che il manicomio è pronto a riceverlo . Siamo arrivati nel frattempo nel 1753 ed Hogarth pubblica la sua opera maggiore “L’analisi della bellezza “ , uno scritto di importanza fondamentale per le nuove generazioni di pittori , che guarderanno al pittore londinese come ad un illuminato dell’arte . Nel 1763 raggiunta fama ed onori si ammala gravemente, morirà l’anno seguente, nel 1764 . |
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