Strudel Rags        Guerra e Arte

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                                                    La Guerra e l’Arte

                                                      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                      Francisco Goya , “ 3 maggio 1808 : fucilazione alla Montana del Principe Pio “ , 1814   

 

 Specchio dei tempi , emblema e condanna per potenti e normali esseri umani , l’arte ha sancito in molti casi delle svolte epocali ed altre volte ha rappresentato la propria epoca .  L’arte è costruzione e creazione, ma davanti alla distruzione umana si arma di tatto e pazienza, crea e ricrea la realtà senza sconti e filtri .  Abbiamo imparato a rappresentare la vita umana, la sua formazione e la sua nascita , ma ora da quel fatidico 1814 , Goya ci impone di istruirci sulla morte e sulla fine, sulla degenerazione umana. Non ci sono più campi di battaglia , uomini in divisa da parata , ne generali altezzosi che si fanno immortalare mentre compiono imprese storiche , rimane solamente l’uomo e la sua cruda realtà , davanti alla morte non si scappa .  La guerra è combattuta da uomini comuni , privi alle volte di coraggio e di certezze .

 Ed allora si aprono le mani, ci si traveste da angeli e si crede che la fede ci possa salvare, mentre in verità essa stessa si rifugia dietro ad una preghiera. In lontananza un campanile avvolto nel buio, le fucilazioni continuano e procederanno per tutta la notte , l’arte diventa tragedia e testimonianza dell’orrore .

 Il pennello punge più della carta perché si comincia dal 1808 a vedere ciò che l’uomo produce con le sue stesse mani e con le sue creazioni infernali. Da quella data molto è mutato e qualcosa invece è rimasto tale .

 La fotografia ha aiutato la memoria umana ed ha nello stesso tempo sottratto alla pittura il ruolo di rappresentare dal “ vivo “ la vita , poi vi è stato il cinema, ma questa è un’altra storia .

                                                                      

                               Pablo Picasso , “ Massacro in Korea “ , 1951                         

   

  La prima e la seconda guerra mondiale hanno mostrato tutta la crudeltà umana ed hanno permesso ha molti pittori di rappresentarne la ferocia e in qualche caso la poesia che vi è dietro ad esse ( si pensi per esempio al futurismo e alle bozze di guerra dello scultore inglese Moore ) .

 L’arte pittorica si smarrisce ma rimane fedele al suo ruolo di guida e di memoria per l’umanità .

 Picasso impara che la distruzione non ha epoca , che la morte e la paura di essa investono tutte le ere umane , fiaccando la nostra mania mai sopita di eternità .

 La Korea come la Spagna dunque, Picasso come Goya, il 1814 come il 1951 perché nulla in realtà è mutato veramente .

 I boia sono diventati quasi bionici , con armature irreali e con forme squadrate , gli uomini veri invece sono sempre lì , inermi davanti alla fine. Ma nessuno più apre le braccia, non ci sono più angeli .

 Non vi sono novità nella guerra, ma la pittura si rinnova sempre perché ha bisogno di tenersi aggiornata e di connettersi con le esigenze della crudeltà umana .

 La bellezza del pennello al servizio della bruttezza della morte, vi è del sarcastico in tutto ciò .

Il genio creativo dell’uomo diviene uno strumento di contestazione , di rivolta e di appiattimento intellettuale perché cosa vi è di più normale di una guerra .

 La lotta umana non è originale, la pittura quindi deve sguazzare nella normalità traendo da essa un non so che di originale . 

Ed allora perché non affidarsi alla realtà umana, alla vera vita, fermarla per qualche istante , con un semplice click , con una macchinetta piccola che può diventare infernale e dannata .

 

                                                                                                      

                     Foto della guerra del Vietnam

  

Anche la fotografia è arte , soprattutto la fotografia che ritrae molto spesso il più grande capolavoro della storia , l’uomo .  Tragedia in uno scatto , come in Vietnam dove ogni immagine era orrenda , dove ogni scatto era una pugnalata al cuore dell’essere umano . L’arte contesta , anzi no osserva con una certa crudeltà , il gesto pittorico è diventato crudele perché non permette più di sbagliare e di sbagliarsi .  La fotografia incarna l’attimo dell’uomo , la pittura la sua volontà di creare all’interno di una vita normale o eccentrica che sia . La guerra diventa dunque l’evento , la celebrazione della normalità che però il pennello sa trasformare in memoria, rimembranza per i posteri.

 Il gesto pittorico ha rappresentato per la prima volta la distruzione, oggi impara ha dare un senso al concetto di fine e di morte, termine ultimo dello scontro umano .

 


 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 06-05-08.