Strudel Rags        Giacometti

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Nasce il 10 ottobre 1901 a Borgonovo in Val Bregaglia. Figlio di Giovanni Giacometti, pittore neoimpressionista, e Annetta Stampa, fratello maggiore di Diego e di Bruno. Nipote di Augusto Giacometti, figlioccio di Cuno Amiet.



"Un giorno quando stavo disegnando una giovane ragazza, all'improvviso ho notato che tutto ciò che era vivo in lei era il suo sguardo.    ......  ciò che la rende realmente viva è senza dubbio il suo sguardo... Tutto il resto non ne è che la cornice."

Alberto Giacometti

                                                                     

                 “ Femme Debout II “ , 1959-60

 

Per capire l’opera di Giacometti , bisogna immaginare l’epoca ed il periodo storico in cui il grande scultore si trovava a lavorare .Siamo dopo la seconda guerra mondiale , Parigi è da ricostruire ed il morale dei francesi non è sicuramente alto , malinconia e paura aleggiano nell’aria . Le domande e le prospettive per il futuro obbligano molti artisti a domandarsi se l’arte è ancora utile e se la sua presenza può risultare vincente .L’uomo è posto davanti ai suoi limiti , di fronte alla cruda realtà di un fallimento e di un futuro tutto da inventare . La seconda guerra mondiale aveva spostato l’asse della creatività (a causa del conflitto l’Europa perde il monopolio a favore degli Stati Uniti ) e aveva portato molti artisti a riconsiderare le loro creazioni .

 Albero Giacometti  cerca con la sua idea di uomo di creare un arte diversa e che scavi nel profondo del genere umano .

 “ Femme Debout II “ è un ottimo esempio di introspezione psicologica e ricerca artistica , in cui la donna diventa un essere filiforme , magro e scarno caratterizzato da braccia lunghe , gambe dritte e essenziali e piedi quasi inesistenti . Nessun particolare caratterizza la donna , tranne il seno appena pronunciato ed un viso ed un collo aggraziati e dall’aspetto nobile ( che ricordano in parte le opere di Modigliani ) . 

L’esistenzialismo che tanto caratterizzerà le ricerche filosofiche di metà novecento , diventa manifestazione artistica nelle opere dello scultore svizzero che nel 1922 , giovanissimo decide di andare a Parigi per imparare l’arte della scultura .

 Inevitabile è l’incontro con i surrealisti che nel frattempo ricercano nell’inconscio la vera essenza umana, che è anche e soprattutto mistero. Giacometti si lega al gruppo surrealista  nel 1928,  per poi staccarsi nel 1935  .

                                                               

                                      “ Boccia sospesa “ , 1930

 

Con artisti come Dalì , Mirò , Magritte , lo svizzero riesce a crescere e a sviluppare una scultura trasognata ma esteticamente accattivante con una punta di design e di ricerca visiva .

Gli oggetti “ a funzionamento simbolico “ tanto cari ai Surrealisti diventano una traccia artistica per Alberto che crea opere come “ Boccia sospesa “ , un capolavoro che ci rimanda con la mente alle creazioni pittoriche di Magritte .

Una boccia entra all’interno di una Luna o se vogliamo di uno spicchio di qualcosa di non ben definito , le forme sono essenziali , la struttura che ingabbia l’opera risalta ancor di più la bellezza e la funzionalità del capolavoro . La mente umana non sa se è vicina al sogno o alla realtà , l’opera richiama alla mente esperienze e sensazioni vissute solo in sogno .

Dopo il periodo surrealista , Giacometti riprende la tradizione di una scultura che si richiama alla cultura primitiva e primordiale dell’uomo , con opere semplici ma dalle forme in qualche modo eterne visto la loro semplicità .

Ma questa visione infantile e a tratti fanciullesca viene distrutta dall’esperienza della guerra , che prova e disarma nel certezze dello svizzero , costretto a tornare quindi agli affetti più cari e alla semplicità della vita .

Dipinti e sculture del dopoguerra riprendono sempre più i paesaggi a lui cari , gli oggetti che lo circondano e la sua famiglia .

 

“ Busto di Diego “ , 1964

 

Le opere sono dei monoliti , delle figure ferme e intoccabili , come se Giacometti dopo la guerra che nulla aveva risparmiato , volesse crearsi delle certezze e dei punti fermi nella sua vita .

Il fratello Diego é per Alberto una certezza , un pilastro su cui costruire la sua arte , ormai sempre più intimista e improntata al ricordo .

“ Busto di Diego “ mostra un uomo , volto esile e magro , zigomi non molto marcato , capelli radi ed un corpo sottostante non ben definito perché coperto da un cappotto che ci lascia solo il brivido dell’immaginazione .

Sia il volto che l’abito sono stropicciati , segno di un decadimento evidente della morale e della vita dei personaggi , che rimangono intoccabili nella scultura di Giacometti ma molto fragili nella vita di tutti i giorni .

L’esistenzialismo entra nella vita di Alberto che non sarà più in grado di liberarsi dalle domande che assillano da sempre l’uomo .

Lo scultore svizzero muore nel 1966 a Chur , poco ricordato ma tanto invidiato dagli scultori futuri .

 


 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 06-05-08.