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                                                   Alexander Calder

 

“ Mobile “ , 1941

 

Leggerezza e contenuto , armonia non ostentata ma ottenuta con incredibile semplicità e naturalezza , come se le forme nascessero in un luogo remoto e bellissimo della nostra Terra .

 Fili esili che tracciano un percorso emotivo e sensoriale che sembra venire da un mondo lontano ma primordiale , vicino insomma alle nostre origini umane .

 Esile armonia , precaria ma netta , visiva , reale che richiama quasi un’ atmosfera zen  incontaminata .

 Calder , americano della Pennsylvania (nasce il 22 luglio del 1898 nella cittadina di Lawnton ) realizza composizioni di estrema precisione stilistica e dotate di un’estetica unica ed accattivante (al limite del design ) .

 “ Mobile “ del 1941 è un esempio lampante della filosofia artistica e di vita di Alexander Calder, fondata sull’essenzialità e sulla ricerca di forme semplici ma compatte ( e soprattutto dotate di una grande forza comunicativa ) .

 I suoi Mobiles ( il nome è una creazione linguistica di Duchamp ) sono sculture filiformi , colorate e a volte azionate da motorini o congegni meccanici , come i giocattoli per i bambini .  I meccanismi elettronici sono una sua specialità , in quanto si laurea nel 1919 in ingegneria allo Stevens Istitute of Technology di Hoboken , nel New Jersey .

 Guardando l’opera dei primi anni quaranta si capiscono molte cose , per esempio quanto abbia influito sulla sua formazione artistica l’amicizia con Joan Mirò , conosciuto nel 1928 , un unione questa che durerà per tutta una vita .

 Solo nel 1925 aveva iniziato la sua sperimentazione artistica nel campo della scultura , settore in cui non aveva ancora osato mettere piede , un po’ per paura ed un po’ per diffidenza .

 Fondamentale per la sua formazione è l’anno 1926 , in cui si trasferisce a Parigi centro culturale ed artistico dell’Europa di inizio novecento , qui conosce Leger , Duchamp , Mirò e Mondrian ( quest’ultimo influirà notevolmente nella sua arte ) .

Calder è artista poliedrico ma fedele a se stesso che cerca nelle forme la sua essenza di vita , fondata sull’equilibrio e sulla materia sottile e quasi timida di venire alla luce .

 

“ Testiera del letto in argento “ , 1945-46

 

Figure marine , animali quasi mitologici , fuscelli d’erba , fiori e corpi celesti , tutto serve a Calder per ricreare il suo mondo , che traspare però solo a sprazzi , come se il resto fosse celato dietro ad una luna misteriosa . “ Testiera del letto in argento “ è un pezzo unico per fantasia ed estro ( anche se il pesce sarà un elemento centrale nelle opere di Calder ) che ci mostra una ricchezza compositiva che si avvicina alle opere di Mirò . 

Il grezzo metallo , il prezioso argento , due elementi agli opposti ma trattati da Calder come fratelli e conosciuti alla perfezione dalle sue mani esperte e in qualche modo “ curiose “ . 

Nel 1933 espone a Parigi con il gruppo Abstraction-Crèation , con cui si era unito e nel 1943 il Museum of Modern Art di new York allestisce una grande personale su Calder , l’esposizione sarà un successo enorme .

Non vi è stupirsi , in quanto l’artista americano crea opere che al contatto con il vento emettono suoni quasi eterni ed il tutto è composto con materiali poveri o addirittura grezzi , quindi la composizione è alla portata di tutti ( almeno così sembra ai più ) .

                                                                                            

                                                                  “ Nero , bianco e dieci rossi “ , 1957   

 

Essenziale , facile , bello esteticamente , Calder realizza il suo mondo con estrema naturalezza , senza peso , con leggiadria e con un tocco di assurdo . 

Lo si vede bene nelle sue  ultime opere , realizzate con colori primari oppure opposti ( il bianco e il nero sono una combinazione letale ), il rosso esalta i particolari con eccezionale facilità .  “ Nero, bianco e dieci rossi “ è un capolavoro di equilibrio estetico e di armonia , tutto è perfettamente bilanciato e nullo è superfluo .

 Le forme sono primordiali , le linee seguono un loro andamento naturale , Calder utilizza le linee per unire elementi altrimenti disgiunti gli uni dagli altri .

 Nel 1964 – 65 il Solomon R.Guggenheim Museum di New York allestisce una vasta retrospettiva sull’opera di Calder e nel 1976 a pochi giorni dalla morte, il Whitney Museum of American Art di New York gli dedica una mostra splendida , rendendo quindi omaggio al re dell’equilibrio, all’uomo che univa l’estetica con l’emotività , come solo un monaco zen sapeva fare .

 


 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 06-05-08.