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Giuseppe Arcimboldo

                                                                                                              

 

 

 

Chi poteva pensare nel cinquecento che una zucchina , una cavolo e qualche ortaggio in più potessero diventare un quadro nonché un’opera d’arte destinata a passare alla storia .  

Arcimboldo (meglio conosciuto come Arcimboldi ) doveva essere un uomo allegro e fantasioso tanto da spiazzare con estrema fantasia gli accademici del tempo e i grandi artisti che Leonardo in testa dominavano la scena artistica dell’Europa di allora . Uomini fieri ed impettiti che possono rappresentare una stagione , una condizione umana o anche perché no , un concetto filosofico o esoterico .

 Arcimboldo era nato a Milano nel 1527 da famiglia aristocratica e da Biagio , pittore accademico presso la “ Veneranda Fabbrica del Duomo “ , insomma un nucleo famigliare di tutto rispetto .

 La sua vena artistica lo porta subito a sperimentare e a trovare nuove strade per l’arte ed il genio umano, tanto che in brevissimo tempo raggiunge fama e notorietà, anche grazie alla realizzazione nel 1558 di un cartone per un arazzo nel Duomo di Como .

 Tuttavia poco si sa della prima parte della sua vita milanese anche se la sua arte non passò inosservata tanto da essere esaltata perfino dal grande Leonardo da Vinci .

 Come si può ammirare dall’opera “ Vertemnus “ , Arcimboldi realizza un capolavoro innovativo, aggraziato ed estremamente originale, assolutamente moderno tanto da essere ripreso da molte case pubblicitarie anche ai giorni nostri .

 La base è un ritratto ma la sua esecuzione “ naturale “ e piena di ortaggi e fiori ci esalta con estrema facilità l’aspetto dell’uomo che non viene sbeffeggiato o deriso ma allegoricamente rappresentato .

 L’artista milanese non vuole criticare o sminuire ma intende solamente giocare con i suoi soggetti, creare insomma un’ allegoria tesa alla rappresentazione umana .

 Il suo genio viene presto notato da Massimiliano II d’Asburgo, futuro imperatore d'Austria, che nel 1562 lo porta a Vienna e da subito gli dimostra grande stima ed affetto .

 

                                                   

 “ Il libraio “ , 1566

 

 

Arcimboldi riesce non solo con i prodotti della natura ma anche con oggetti di uso comune come per esempio i libri , ad esaltare la bellezza umana e le sue inclinazioni .

 Si veda “ Il libraio “, dove alcuni tomi e svariate pagine rilegate formano un uomo denso di cultura che svolge con irreprensibile serietà il suo compito di custode di sapere . 

 Geniali sono le trovate del pittore milanese , i capelli bianchi , dritti ed ispidi sono ricreati tramite l’apertura di un libro con le pagine che sembrano sfiorate dal vento , le mani invece sono dei graziosi segnalibro che reggono un grosso tomo .

 Il tutto è aggraziato e ci comunica un forte senso di solennità e di rispetto verso la figura del libraio intento nel suo lavoro che viene quasi incoronato tramite quella tenda che dolcemente si posa sulle spalle “ cartacee “ dell’anziano .

 Questa sua creatività venne sfruttata anche in altri modi dal nuovo imperatore Massimiliano che lo impegno nella creazione di mascherate , giochi e cortei fantastici e per ultimo come scenografo .

 Intanto la produzione artistica continuava e nel giro di non molto vennero realizzate le opere di maggior spessore artistico e creativo , il ciclo delle quattro stagioni ( Primavera , Estate , Autunno e Inverno ) e dei quattro elementi della cosmologia aristotelica ( Aria , Fuoco , Terra , Acqua ) .

Questi tipi di opere verranno definite “ Teste composte “ .

 

                                                

 

“ Primavera “ , 1573

 

Questo ultimo ciclo di opere portavano con sé un senso mistico ed esoterico e in virtù di ciò Arcimboldi viene considerato ancora oggi il maggior rappresentante della “ cultura magico -cabalistica “ del XVI secolo .

 Alla morte di Massimiliano sale al trono Rodolfo II che dimostra di apprezzare moltissimo l’arte del milanese, soprattutto nel campo esoterico dove il sovrano era un intenditore, tanto da spostare la capitale dell’Impero a Praga , nota città magica e mistica. .

L'imperatore sostiene in ogni modo possibile Giuseppe, che viene addirittura nominato “ Conte Palatino “ con la promessa di rimanere al servizio della casa asburgica sino a che lui se la sentirà .

Nel 1587 ottiene il permesso di ritornare nella sua amata Milano .

 Una decina di anni prima aveva iniziato il suo ciclo sulle stagioni con un’opera dal fascino magnetico “ Primavera “ , dove un giovane uomo viene addobbato bucolicamente .

 Il viso è roseo e colmo di rose , i capelli sono un esplosione di colore e formati da svariati tipi di fiori inoltre la posa laterale del giovane ne esalta la nobiltà, ma Giuseppe non si accontenta .

 Questa volta sembra quasi voler uscire dal quadro e realizza una cornice floreale dipinta , come se cercasse di completare la sua opera con un elemento che notoriamente viene successivamente realizzato .

 Vi è la volontà insomma di rendere compiuta la sua opera , che è vera così com’è , senza bisogno di aggiunte o invenzioni ulteriori .

 La seconda vita milanese è piena di onori e di fama, la produzione continua con sempre maggior impegno e con fine ingegno . Nel 1593 Giuseppe Arcimboldi muore a Milano , invidiato e ricreato artisticamente da altri artisti senza mai riuscire a raggiungere il suo genio, ma questo creerà non pochi problemi di interpretazione .

 Nonostante ciò il suo genio cadrà nel dimenticatoio e verrà ripreso ed esaltato solamente nel XX secolo dalla cultura surrealista che vedeva in lui un capostipite

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Ultimo aggiornamento: 23-05-08.