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valhalla 

Adolfo Wildt

                                                  

“ Autoritratto “ , 1908

 

La scultura come è stato sottolineato più volte è passione e sofferenza , sprono per il proprio animo e turbamento interiore. Non si colpisce solo un blocco di marmo , ma si crea anche un rapporto con la materia , che viene percossa e distrutta dalla nostra mente e dal nostro cuore .

Non è il nostro braccio ma sono la ragione e il sentimento che modellano il materiale, il risultato è un concentrato delle nostre idee. Ideologia composta da gioia , paura , vita e morte, come in un mix di sapori e di delusioni .

 Adolfo Wildt ha sperimentato sulla sua pelle il patimento della vita , sfigurando le sue opere , permettendo ai suoi capolavori di comunicarci il dolore.

 Come “ Autoritratto “ del 1908 , dove l’autore ci mostra la maschera della sofferenza .

 Un dolore umano ed universale , che intacca la spirito corroso dai patimenti e la ragione , che ormai vede solamente più il tormento. I tratti somatici sono appena evidenziati , i capelli scompigliati e radi e i baffi sembrano tracciati a mano , con velocità e poco spreco di tempo.La calotta cranica non esiste , non vi è più controllo o lavoro mentale , tutto è lasciato all’istinto e al caso , non vi è più nessun ragionamento , perché in fondo non serve , il vortice delle sensazioni e delle paure ormai è in atto.Una placca alle spalle del soggetto sembra quasi celebrare l’evento, con una nota di sarcasmo ed una di cinismo tipicamente umano .

Il dolore ha un suo volto ed una sua immagine , incarnata nell’autoritratto di Wildt .

 Il milanese, nato nel 1868 , a causa di un ‘estrema povertà della sua famiglia è costretto quasi subito ad affrontare le asperità della vita , lavora prima come garzone da un parrucchiere e poi da un orafo , fino agli undici anni quando comincia ad apprendere i rudimenti della scultura nella bottega di Giuseppe Grandi .

 

“ San Francesco “ , 1926

 

Parte dal Romanticismo Wildt , passa dalle parti della secessione e del Liberty e impara ben presto a levigare le forme , avvicinandosi ad uno stile quasi gotico.

Sentimento e levigatezza del marmo, queste erano le due preoccupazioni dello scultore, che in un’ opera come “ San Francesco “ , ci mostra una tecnica ed una creatività uniche .

 Non si può non notare come il santo sia quasi rappresentato come un Ufo , volto scarno e sottile , con zigomi e lineamenti in bella mostra , orecchie piccole e leggermente a sventola , l’aureola è grezza ma chiara , il busto è quasi assente da forme e contenuti anatomici .

 I capelli ricci di Francesco ci fanno intendere che siamo alla presenza di un uomo vivo e vitale , nonostante il suo volto possa apparire inquietante  La bocca è leggermente dischiusa , probabilmente ci sta parlando , ci sta comunicando il volere di nostro Signore e rimaniamo tutti noi attratti e trepidanti nell’attesa delle sue parole .

Notiamo la levigatezza del marmo , lucente e splendente , il corpo inoltre riflette maggiormente la luce , a differenza del volto che appare più scuro e in qualche modo tetro ( chissà poi perché ? ) .

 Questa strana sensazione di angoscia che traspare dal viso di Francesco permetterà successivamente a Wildt di creare moltissime opere cimiteriali di grande pregio .

 Nel frattempo la sua fama cresce e si consolida, nel 1921 pubblica “ l’arte del marmo “ e nel 1923 insegna scultura a Brera .

 Aderisce successivamente al movimento “ Novecento “ e le sue opere assumono una notevole valenza mistica e religiosa .

 

“ La concezione “

 

“ La concezione “ per esempio è un capolavoro di estrema religiosità e dotato di una carica magnetica davvero unica . La scena è carica di emozioni e di sensazioni , la donna prega in religioso silenzio , con fini mani giunte ( il suo volto assomiglia in parte all’opera “ San Francesco “ ) , e l’uomo canta o prega con furore ( la barba ci dà una mano nell’interpretazione ) .

 Un sottile velo li unisce , nel vincolo del matrimonio e nell’intento di portare al mondo una nuova vita , che sorge come il sole al mattino ( i raggi solari che sembrano capelli ci indicano la venuta al mondo ) .

 Il colore diverso del bimbo ci fa ben sperare per il futuro , non solo una nuova generazione ma anche un uomo nuovo , diverso forse migliore . Un cono di fiori sorregge il pargolo che è sotto l’attenzione e l’amore dei suoi genitori , l’eleganza di questa scena e la raffinatezza della composizione ci mostra un Wildt maturo che prima di morire ( a Milano nel 1931 ) , ci regala un capolavoro dell’arte scultorea italiana e non solo

 


 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 06-05-08.